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2015
CANTI ORFICI / VISIONI
Dino Campana

progetto e regia Giancarlo Cauteruccio

con Michele Di Mauro
e con Martina Belloni

dramaturg Andrea Cortellessa
musiche Gianni Maroccolo
scene Paolo Calafiore

costumi e assistenza alla regia  Massimo Bevilacqua
video Alessio Bianciardi
suono Marco Cardone
programmazione luci Lorenzo Bernini

La messa in scena fibrillante ed emozionante di Giancarlo Cauteruccio, in un turbine di interazioni tra spazio, corpo, parole e visioni, vede protagonista uno straordinario Michele Di Mauro che interpreta il poeta di Marradi “da ricordare a lungo per intensità e ricchezza di rifrazioni” (Osvaldo Guerrieri – La Stampa). Il Corpo, incarnato da Michele Di Mauro da un lato, la Musica e l'Architettura dall'altro si congiungono in Canti Orfici/visioni per celebrare il Libro Unico di Dino Campana.
Il femminile è presente in scena attraverso l'azione della danzatrice Martina Belloni.
Chiamando a collaborare il musicista Gianni Maroccolo, Cauteruccio ha creato quasi un “concerto teatrale” in quadrifonia sui Canti Orfici in cui Michele Di Mauro, con la sua fisicità possente che ricorda quella di Dino, usa la voce, che si adatta magnificamente al testo, come strumento musicale.
Il racconto del regista dei Canti in dieci quadri enuclea dalla tessitura del Libro l'immagine della natura, del paesaggio e nella partitura sonora entrano da protagonisti i suoni della natura che si fanno a loro volta musica. La scenografia bianca si lega alla materia del libro, divenendo pagina in cui si “scrivono” le visioni cariche di simultaneità, intersecazioni, di urgenza narrativa che sono le componenti rivoluzionarie di quell'unico libro del “primo poeta della modernità” (come Montale definì Campana).
Lo spazio di quest'opera può essere immaginato come un enorme libro in cui il corpo dell'attore non è personaggio, ma essenza fisica e immaginifica del Poeta.
Questo incontro di Cauteruccio con il poeta avviene nel segno di un limpido e profondo rapporto con la sua poesia, con la forza visionaria dei suoi versi. Il regista prosegue le intuizioni moderniste del testo di Campana ed estremizza sino al parossismo la sua frammentazione, la sua iterazione, la sua specularità.
La vicenda umana di Dino viene tenuta in ombra e la regia si concentra esclusivamente sulla carne della parola. Parola che viene proiettata al centro. Versi che sono materia drammaturgica e innesco per un viaggio scenico, poetico e filosofico che amplia lo sguardo su nuovi orizzonti.