TEATRO STUDIO

KRYPTON


PERCORSI


CALENDARIO


LINK


GALLERIA


CONTATTI


dal 10 al 18 aprile 2015 ore 21,00
Teatro Studio Krypton

15/45 TRE STUDI SULLE GUERRE
un progetto in tre atti sul desiderio di libertà

regia Giancarlo Cauteruccio

Cauteruccio mette in scena tre testi di drammaturgia contemporanea dedicati a tre protagonisti delle vicende storiche legate alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale: Maria Plozner Mentil, Bruno Neri e Jacopino Vespignani, figure emblematiche dal punto di vista biografico e umano ma poco conosciute e ricordate.

10-11 aprile

PRIMO ATTO
HANNO SPARATO A MARIA!
memoria di scena per una donna italiana

di Giuliano Compagno
con Patrizia Schiavo

Maria Plozner Mentil ha 32 anni, quattro figli e un marito al fronte, sul Carso. Quando sceglie di prender parte alla Guerra, non sa bene quel che sia giusto fare. Ha visto altre donne impegnate sui monti carnici, le ha notate una certa alba mentre si caricavano in spalla sporte da quaranta chilogrammi da portare su, ai soldati. Cibo, vestiti, munizioni, medicine per quei giovani, strangolati dal freddo e dalla nostalgia. E così una mattina si presenta al comando e si arruola. Per mesi e mesi, ogni giorno, a salire e a ridiscendere la montagna. Ora è anche lei una "portatrice carnica".
Il 15 febbraio del 1916 sono altre ventiquattr'ore di guerra. Maria sta riposando assieme all'amica Rosalia di Cleulis quando un cecchino austriaco le tira un colpo. La trasportano all'ospedale di Paluzza ma il giorno dopo è morta.
Hanno sparato a Maria! Da Timau a valle non corre altra voce. Il funerale è celebrato con gli onori militari, viene seppellita a Paluzza. Circa vent'anni dopo il corpo sarà trasferito nel cimitero di guerra di Timau e successivamente nell'Ossario accanto ai resti di altre migliaia di soldati caduti sul fronte.
Una memoria di scena che trae spunto dalla straordinaria figura che Maria Plozner Mentil ha incarnato durante i primi mesi del conflitto, attraverso un'opera quotidiana di infinito coraggio. Il lampo di eroismo di una donna che sente di appartenere a qualcosa, a una bandiera, a un uomo, a dei figli che l'aspettano a sera. E che infine se ne va da sola, lungo un sentiero tortuoso, a farsi appuntare una medaglia d'oro.

14-15 aprile

SECONDO ATTO
BERNI
Storia di Bruno Neri, il calciatore partigiano

di Francesco Graziani
con Roberto Gioffrè

Quando Bruno Neri viene ucciso dai tedeschi sull’Appennino tosco emiliano, è solo Berni. Si fa chiamare così da quando ha deciso che è il momento di combattere i tedeschi che stanno occupando l’Italia. Ma il suo non è un nome qualsiasi. Bruno Neri è uno dei calciatori più conosciuti del campionato italiano. Ha giocato per anni in una ambiziosa Fiorentina. Poi il Torino che sta diventando Grande Torino.
In mezzo anche alcune partite con la nazionale di Vittorio Pozzo, la fortissima nazionale di Vittorio Pozzo che in quattro anni vince due mondiali e i giochi olimpici. Non è tipo che si lasci tentare dalla vita comoda che pure sarebbe là, a portata di mano. Nessuno lo ha mai visto correre dietro alle sottane in maniera sgangherata, no. Il suo tempo libero è più facile che lo passi in un museo che in un bar. Si è anche preparato a vivere una vecchiaia tranquilla, grazie all’officina meccanica che ha messo su a Milano. Eppure al culmine della guerra lascia tutto: officina, musei e tranquillità e si gioca il suo ultimo scampolo di gioventù per combattere i tedeschi che occupano l’Italia. Lui, silenziosissimo, ai suoi compagni di squadra ripeteva sempre: Quando si riceve la palla bisogna sempre avere già deciso come giocarla perché nel calcio la palla si gioca quando non la si ha. Questa è la sua storia.

Francesco Graziani, giornalista, lavora per il Giornale Radio Radio Rai. Conduce Baobab su Radio 1.
Con Alex Messina ha ideato e condotto La sfera magica - lo sport tra storia mito e leggenda.

17-18 aprile

TERZO ATTO
JACOPINO VESPIGNANI
La sapienza del coraggio

di Lorenzo Bertolani
con Luca Mauceri

Il 30 luglio 1942 Jacopino Vespignani venne insediato come Commissario Prefettizio del paese di Tredozio, sull’Appennino tosco-romagnolo. Aveva 36 anni.
In un momento difficilissimo, che sarebbe stato caratterizzato dalla lotta partigiana contro l’occupazione nazifascista, egli seppe salvaguardare e difendere la sua comunità grazie al coraggio delle sue scelte.
In questa drammaturgia, il Commissario Prefettizio è immaginato nell’intimità della sua casa, all’indomani del conferimento di un’onorificenza a cinquanta anni dalla Liberazione; questo fatto lo porta a ripercorrere i fatti principali di quel periodo: dal rapporto con i partigiani alla notte trascorsa in cella in attesa di una sentenza di vita o di morte, dall’interrogatorio di fronte al comandante delle SS fino al tentativo di salvare la vita di diversi combattenti catturati. Ad ascoltarlo è sua moglie Rosetta, la fedele compagna di una vita, che ha condiviso il coraggio, la sapienza e la libertà delle scelte di una persona dal carattere sobrio e profondamente umano.