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1993
L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP
di Samuel Beckett
 
 



 

traduzione Carlo Fruttero
con Massimo Verdastro, Fulvio Cauteruccio
scene Giancarlo Cauteruccio, Paolo Calafiore
musiche originali Giusto Pio
costumi Claudia Calvaresi
regia Giancarlo Cauteruccio

Alla sua prima prova con un testo integrale di Samuel Beckett Giancarlo Cauteruccio sottolinea e amplifica un aspetto fondamentale dei personaggi beckettiani: la dicotomia dell’individuo scisso tra passato e presente. Giancarlo Cauteruccio mette in scena, in primo piano rispetto alla posizione del protagonista alle prese con il suo magnetofono, un giovane Krapp, regista e burattinaio silenzioso dei suoi racconti. Ne derivano due personaggi autonomi ma legati da un patto crudele quanto inscindibile. La lettura, che potrebbe apparire trasgressiva, è nella sostanza una estrema aderenza al testo. Contestualmente lo spazio della stanza di Krapp viene ridisegnata da due raggi laser, a destra e a sinistra, che sottolineano il microcosmo sempre più ristretto del personaggio, una gabbia, un limite claustrofobico e insormontabile. Su due schermi scorrono le proiezioni di immagini, dalle amatissime banane di Krapp ai paesaggi rocciosi evocati nelle registrazioni.
Cauteruccio tornerà ancora una volta a misurarsi con la figura di Krapp, dieci anni dopo, con un allestimento che vedrà lo stesso regista nei panni del protagonista.