TEATRO STUDIO

KRYPTON


PERCORSI


CALENDARIO


LINK


GALLERIA


CONTATTI



7/11/2012 ore 21,00 TEATRO
MACELLERIA ETTORE
STANZA DI ORLANDO
Viaggio nella testa di Virginia Woolf

 
 





con Maura Pettorruso
installazione Maria Paola Di Francesco
luci e fonica Fabio Antoci
testo e regia Carmen Giordano

Stanza di Orlando è un viaggio nella testa di Virginia Woolf. Una performance che coniuga installazione e parola. Una donna che si guarda allo specchio. E l’uomo che guarda la donna nello specchio. Una mente alla ricerca della verità. Verità di linguaggio. Verità di pensiero. L’abito è il lasciapassare per il mondo esterno: amore, lavoro, ambiente, persone. L’abito agisce sull’anima e la cambia: si può essere molti, restando se stessi. Forse. In questo gioco di specchi l’immagine si deforma e moltiplica gli io narranti. Ed ecco Virginia Woolf che indaga lo scarto tra maschile e femminile attraverso abiti, vita, sogni, digressioni. Maura Pettorruso è interprete di un lavoro in bilico tra il maschile e il femminile. In viaggio alla ricerca di un pieno, intero, androgino essere. Alla scoperta di sé, nelle debolezze e nel fascino dell’altro.

Durata 60'

una produzione Compagnia Macelleria Ettore_teatro al kg
con il sostegno di Spazio Off Trento

MACELLERIA ETTORE_teatro al kg.nasce nel 2007 come collettivo artistico, da un progetto di Carmen Giordano che ne cura regia e drammaturgia. Maura Pettorruso, Paolo Maria Pilosio e Woody Neri sono interpreti attivi del progetto.
Le scenografie, i costumi e i set video sono ideati e realizzati da Maria Paola Di Francesco. Dal 2010 collaborano con Macelleria Ettore la musicista Chiarastella Calconi e la videomaker Katia Bernardi. È un collettivo di ricerca e pratica teatrale.
La drammaturgia è il fulcro della ricerca. Il montaggio è lo strumento per elaborare i pezzi di una storia che ci sfugge o non c’è. La scenografia è un posto e uno spazio mentale. Un luogo poetico. L’attore è un performer. Costretto al confronto con linguaggi differenti. Libero di trasgredire regole, per crearne di nuove.
La narrazione procede per accumulazione d’immagini. La regia si articola in visione, smembramento e composizione delle immagini. La regia coincide con il montaggio. Il montaggio definitivo è affidato allo spettatore. La ricerca si nutre del confronto con i
maestri. Cechov, Dostoevskij, Nekrosius, Quentin Tarantino, Nina Hagen, mia nonna. Quelli che ognuno di noi ha ascoltato almeno una volta. E almeno una volta, ha desiderato tradire. Il tradimento è questione di forma. Trasferiamo il senso in un tempo e in uno spazio, personali e contemporanei. Per tradire usiamo la sintesi. Il tradimento de Il Gabbiano in Cechov #01 è quaranta minuti di sequenze uomo-donna, che si alternano a un ritmo sincopato e senza tregua. Appena ne intuiamo le relazioni, si svela il meccanismo che sottendono: sono marionette di se stessi.
La pratica del gruppo è la sua poetica. Una poetica del fare incessantemente.
Qualsiasi cosa si renda necessaria ad accrescere e sviluppare talento e creatività del gruppo e individuali. Partendo da nessi banali, link esterni, inabilità o predisposizioni specifiche, materiale umano e non. Fermarsi e guardare. Indagare la realtà con i propri occhi. E restituirla attraverso parole, video, sonorizzazione, luce, musica e azione. Fare per essere, qui e adesso, in una forma differente. Una forma semplice e misteriosa.
Molti collaboratori, amici, artisti e realtà ci sostengono nel percorso: Serena Sinigaglia e ATIR, lo Spazio Off di Trento, Scarlattine Teatro e il Festival Giardino delle Esperidi, Centrale Fies Drodesera Festival, Pergine Spettacolo Aperto, il Teatro della Tosse di Genova.