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22/23 MARZO 2013
MATIJA FERLIN / EMANAT

SAD SAM / ALMOST 6

di e con Matija Ferlin
drammaturgia Katja Praznik
scenografia Artikl, Silvio Živković
costumi Artikl luci Urška Vohar
collaboratori Alexandar Nussbaumer, Mauricio Ferlin, Maja Celija, Maja Delak

produzione Zavod Emanat, (Lubiana) e Ferlin (Pola, HRV) coproduzione Chez Buswick, (New York) e Zavod Bunker, (Lubiana) con il sostegno finanziario di Regione Istriana, Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia con il supporto di Tanzquartier Wien e KulturKontakt Austria (artist-in-residence programme) media partner Mladina in Radio Študent

Sad sam /almost 6/ è un lavoro sull’infanzia e sulla sua fine; sul rapporto con il proprio mondo interiore e con gli altri, fuori; sulla forza dell’immaginario e di un linguaggio capace di creare le cose nominandole; sullo strappo che rompe il cerchio perfetto e ci apre, attraverso la ferita, agli altri e al reale. Lo spettacolo è un capitolo di un progetto più articolato, in cui sotto il titolo Sad Sam (in croato “adesso io sono”, ma in un gioco di echi con l’inglese che leggerebbe “il triste Sam”) Ferlin compone una serie di piccole creazioni, tutte centrate sulla sua presenza scenica di grande potenza espressiva e di sorprendente delicatezza.

“Ferlin riempie lo spazio con presenza di danzatore, creando spesso in quel piccolo mondo protetto una frattura, un salto, una ferita.”
[doppiozero.com, luglio 2012]

Matija Ferlin (Pola, 1982) si è diplomato alla School for New Dance Development di Amsterdam e ha vissuto a Berlino, dove ha collaborato tra gli altri con Sasha Waltz, per tornare poi a Pola dove ha iniziato una ricerca che investe e riarticola diverse idee di performance, in rapporto con altri linguaggi quali cortometraggi e mostre. Il suo lavoro è stato presentato tra l’altro a Impulstanz a Vienna e a Rencontres Chorégraphiques di Seine-Saint-Denis, due dei più prestigiosi festival di danza contemporanea del mondo.

In his solo performance Sad Sam Almost 6 Matija Ferlin wants to investigate a mind of a child that is not conditioned by anything, not even by his own existence. While growing up, the conscience of the existence creates numerous “terrorizing” facts that are results of social conditions and constraints. All fictitious childhood characters become enemies. The fact that we have to grow up results in imperfections that make our lives and modes of existence specific and individual.

Axioms of the creative process:
A child with no fear! The mind of a kid being conditioned (if at all) only by its existence.
Grow up and kiss terror! The (in)capacity to stop the social terror that transforms childhood naivety into fear of a grown man.
Bring it on man! The will to discuss a certain subject with a lack of arguments.
Now! I have knowledge of my body only by living.
Now 2! Exposure of presence.
This is not a therapy! Creating universal work that is sourced from personal "hard-core" history.
Feelings Suck! Tackling the problematic issues of feelings and emotions that in general
view "cannot" be issues of a conceptual work.
Dance - the very last thing! Treating dance as a last necessity to expose certain idea.
We need prophets! Human urge to predict life & death.
Erase Decoration! Forget about the virtuosity and sink down into the functionality of your body.
You are all I need! Since there are no others.
Repetition rules! Indeed.
How to use? Suggest a manual for re-thinking life.
What is this doing here? It was there before you arrived.
Call 911! Performance as the last rescue.
sad sam /almost there ...

Matija Ferlin and Katja Praznik