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2014
PERDUTO PINOCCHIO

testo e regia Virginio Liberti

scene
Loris Giancola
costumi Massimo Bevilacqua
video Alessio Bianciardi

interpretato da Tommaso Taddei

PRIMA NAZIONALE - dal 16 al 26 gennaio
Teatro Studio di Scandicci

Il mio Pinocchio incomincia là dove termina la favola di Collodi, dal momento in cui il grezzo tocco di legno poi legno scolpito poi burattino animato, diventa umano. Pinocchio è per me la storia di una vita e le sue metamorfosi, molto kafkiana come esistenza, molto kafkiana per il suo dolore, per la sua ironia, per il suo sadismo. Lo spettacolo inizia 40 anni dopo la meritata metamorfosi-premio per buon comportamento di Pinocchio, in scena un uomo adulto, solo, senza famiglia, senza amici, e senza Geppetto, fata e animali e insetti parlanti. Ecco il nostro Pinocchio con la sua esistenza ...fallita ? felice ? Eccolo con la nostalgia di un tempo passato, quando non conosceva l'apatia o il vuoto, allora il piccolo Pinocchio era completamente proiettato verso il tempo futuro, desiderando la sua premiata umanità, ignaro della sofferenza per amori non corrisposti, delle malattie del corpo, delle malattie dello spirito o l'angustia nel trovarsi perso nel labirinto dei propri pensieri, senza una voce amica a guidarci. Quel Pinocchio non conosceva ancora il suo destino, e fin qui tutto normale, nessuno di noi conosce la vita futura, ma il tempo passa e ora in scena vediamo l'uomo Pinocchio fare un bilancio del suo umano libero arbitrio. Da questo Qui e Ora scenico inizia il suo viaggio nella sua memoria, per cercare il suo vero Essere, là dove non c'era ancora il suo Essere ma soltanto la speranza e il desiderio di essere diverso da se stesso... di non essere più burattino... ecco... questo... trovato! L'uomo Pinocchio non ha più speranze e desideri, e se prima non assomigliava a nessuno perché era Pinocchio il burattino parlante, unico al mondo, adesso provato adulto, e adulto provato, lui è Pinocchio l'uomo parlante... un essere umano come altri ma privo di un naso che si allunga e si accorcia, incapace di dialogare con specie diverse, di vedere e comunicare con l'invisibile magico. Prima lui era, senza aver scelto e senza nessuna fatica, una creatura eccezionale, ma adesso deve fare i conti con la difficoltà di ogni essere umano a diventare speciale, unico al mondo. E ti domando, caro Pinocchio, sei ancora felice della tua premiata umanità ? Nel tuo bilancio esistenziale hai capito cosa hai guadagnato e cosa hai perso ? E quanto, e come ti ricordi del fu Pinocchio burattino ? Hai mai provato a raccontare agli umani il tuo passato legnesco ? Vorresti essere creduto dagli altri ? Non hai paura di diventare, ora uomo adulto, un fenomeno da baraccone come il fu Pinocchio burattino nel teatro di varietà di Mangiafuoco ? Pensi davvero che il teatro possa ridarti la singolarità e la vitalità del tuo remoto essere marionetta ? Credi che il teatro possa compiere questo viaggio spazio-temporale ? Illudendo il pubblico riuscirai a non illudere te stesso ? Ti fidi così tanto della tua memoria ? Ma come farai a trovare, a ritrovare la tua Verità tramite il fingimento teatrale ? Il tuo Essere abita nel Tempo passato della memoria materializzato nel tempo presente della scena ? Ma, caro Pinocchio, pensi davvero che la tua autobiografia possa interessare a qualcuno ? Dimmi la verità... quanto c'è di verità nella tua autobiografia scenica?

Virginio Liberti